73 – A passo di Lipsi


Il DDR Museum di Berlino (Karl-Liebknecht-Str. 1) racconta storie venute da lontano.
Sono storie di un tempo perduto, narrate con occhio nostalgico. Come se quel mondo perso fosse stato il miglior di tutti, il più vero, il più umano.

Ci sono bambini in fila che imparano a usare il varino; una piccola trabant dal sapore di vecchio da provare ad accendere. Ci sono giocattoli di bimbi ora adulti. Fotografie di corpi nudi in vacanza (gli abitanti di Berlino Est erano invitati, ma non costretti, a praticare il nudismo durante le vacanze).
C’è un minuscolo appartamento, cucina-soggiorno-suppellettili-tv (il regime aveva costruito per il popolo appartamenti moderni, dotati di bagno in casa, luce elettrica e acqua corrente).
Ci sono dischi e filmati di uomini e donne elegantemente vestiti che si muovono a passo di Lipsi, la risposta della Germania Est al rock ‘n roll che impazzava ovunque.
Ci sono quaderni, appunti, vestiti. Foto di moda e programmi televisivi.

C’è un mondo “non libero” che sembra quasi normale, felice e soddisfatto (anche se i giovani non volevano affatto ballare il lipsi, ma scatenarsi sulle note di Elvis e di tutti i gruppi rock venuti dopo. Ma i giovani, si sa, sono ribelli per natura!)

Nella seconda sala si percepisce qualcosa in più di quello che deve essere stato davvero vivere aldilà del muro (l’ansia degli interrogatori, bambini di 13 anni costretti a imbracciare fucili, esercitazioni militari sfinenti, la disparità tra chi stava al potere e il popolo…).
Ma l’intento è comunque narrativo. Non c’è una presa di posizione. Rimane sempre quella sensazione, girando tra gli oggetti esposti e guardando le fotografie, che quel mondo scomparso fosse stato un bel mondo. O comunque, il migliore possibile in quelle condizioni, in quei tempi. E, forse, prima della costruzione del muro, questo è anche in parte vero.

Un po’ mi viene voglia di cercarlo. Questo Atlantide inghiottito dalla storia e preso a picconate dalla voglia di libertà.
Così mi addentro per Karl Marx Allee, che parte da Alexander Platz e taglia in due il quartiere di Friedrichshain.
E’ un viale enorme, 90 metri di larghezza per 2 chilometri di lunghezza. E’ stato costruito prima dell’erezione del muro ed è fiancheggiato da palazzi giganteschi, tutti uguali, costruiti dai migliori architetti della Germania dell’Est. Non sono affatto brutti. Io ci abiterei. Adesso come allora.
Per il regime era motivo di orgoglio nazionale. E non a torto.
I cittadini stessi avevano contribuito alla sua realizzazione subito dopo la guerra.
Il viale, infatti, era stato la via d’accesso delle armate russe in città che avevano combattuto strenuamente stanando i nazisti strada per strada. Al termine del conflitto era ridotto a un cumulo di macerie. Ma era ancora lì. Quasi un simbolo di libertà.
I tedeschi avevano aiutato i soldati a ripulirlo, spostando a mano mattoni e cemento. Poi, nel giro di 8 anni, dal 1952, era stato ricostruito.
I palazzi erano stati la casa per migliaia di operai. Quegli stessi operai che nel 1953 si erano ribellati per la prima volta al regime e che erano stati sedati solo grazie all’intervento dei tank sovietici nelle strade.
I liberatori erano diventati aguzzini.
C’è da arrovellarcisi il cervello.

In Karl Marx Allee c’è un bar. Si chiama Café Sybille. E’ un posto tranquillo dove prendersi un caffè (o una birra) dopo una lunga giornata camminando. Non è molto affollato. E l’ambiente è rilassato. Quasi d’altri tempi. Provo a immaginare i tedeschi degli anni Cnquanta che entrano in questo posto e ordinano da bere. Provo a pensare ai loro pensieri. Ma non ci riesco. All’interno del Caffè è stata allestita una mostra che racconta la storia del viale. Le didascalie sono in tedesco. Ma le fotografie parlano. Anche in questo caso, pura informazione. Qui non c’è nemmeno un tentativo nostalgico. E’ interessante. E gli oggetti esposti mi piacciono da morire.


Proseguendo per Karl Marx Allee, oltre Frankfurt Tor, il viale cambia nome. A destra e a sinistra inizia Friedrichshain, quello vero, quello consigliato dalle guide, pieno di locali e negozi e stravaganti.
E’ un quartiere bellissimo. Uno dei più affascinanti che abbia visitato a Berlino. Con anime molteplici. Tendenza e tradizione, murales e glamour, centri sociali e locali alla moda. Qui della DDR non c’è davvero più nulla.
Sembra più una New York degli anni Ottanta. Con centinaia di graffiti a colorare i palazzi.

In una stradina laterale, però, in Schreinerstr. 57, c’è un negozietto. Si chiama Mondos Arts e vende magliette. Ma vende anche vecchi oggetti originali della DDR. Giocattoli, soprattutto. Ma anche dischi, libri, gagliardetti, foto… Roba inutile. Sicuramente non bella. Ma con quel fascino discreto dettato dal tempo.
E anche dal fatto di essere appartenuta a gente in gabbia. Persone che non sapevano cosa succedeva aldilà della loro strada. E l’espressione non ha nulla di metaforico.
Qui c’è una nostalgia amara.

Per cancellarla, ripenso all’esposizione all’aperto allestita vicino al Checkpoint Charlie, a quel bambino di 13 anni ucciso mentre cercava di attraversare il muro. A Peter Fletcher, 18 anni, morto dopo un’agonia di un’ora in attesa che qualcuno venisse a salvarlo.
E penso ai documenti della Stasi. A quel piccolo museo in Zimmerstraße sulla Sicurezza di Stato della DDR che racconta come la polizia avesse messo tutto sotto controllo. Come ogni pensiero venisse sistematicamente profanato. Come il vicino potesse tradirti per pochi euro. E tutte quelle persone interrogate per ore, torturate, distrutte perché non erano d’accordo con il regime. O si supponeva non lo fossero…

DDR Museum
Karl-Liebknecht-Str. 1
Dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00
Sabato dalle 10.00 alle 22.00

Café Sybille
Karl Marx Allee 72
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00

Altre foto…

One thought on “73 – A passo di Lipsi

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