72 – La storia dell’omino del semaforo


L’Omino del Semaforo se ne stava a Berlino Est prima della caduta del muro a dirigere il traffico pedonale – rosso non ti muovere, verde puoi passare – prima di essere messo in pensione dopo il 1989.
Perché quando un muro cade, non è che cadono solo cemento e mattoni. Cadono la rabbia e la paura, cade lo slancio emotivo, cadono le teste di aguzzini senza cuore e di burocrati meschini. Cadono le divisioni in attesa che se ne creino di nuove.
E cade l’omino del semaforo. Messo in disparte da quell’altro, quello più potente, operativo nella parte giusta del mondo.
Ma l’Omino del Semaforo era uno che ci sapeva fare. E così, con quel cappello un po’ così, quell’andatura un po’ così è riuscito, piano piano, a uscire dall’oblio dentro cui era caduto per diventare un vero e proprio oggetto di culto per tutta la Germania unificata. E ora, l’Ampelmann (perché questo è il suo nome tedesco), è tornato su parecchi semafori cittadini per la gioia dei berlinesi dell’Est che ne sentivano la mancanza, dei berlinesi dell’Ovest che, in fondo, lo trovano simpatico, dei turisti che lo fotografano a ripetizione e… mia, che mi strappa un sorriso ogni volta che si accende.

L’Ampelmann ha una storia interessante per essere solo un omino del semaforo.
Ha fatto la sua comparsa nel mondo il 13 ottobre 1961 quando a Berlino Est è stato installato il primo semaforo pedonale. A progettarlo fu uno psicologo del traffico (e che roba è uno psicologo del traffico?) – Karl Peglau – che, per aiutare i pedoni e, soprattutto, i bambini, progettò un omino dalla figura simpatica, dai gesti decisi e leggermente cicciotto, in modo da avere una superficie luminosa più ampia.
L’omino piacque a tutti e nel 1982 divenne la mascotte dei filmati per l’educazione al traffico per i bambini di Berlino Est realizzati dal regista Friedrich Rochow.
Quando il muro fu abbattuto, però, Ampelmann, come tantissimi altri simboli della DDR, non piacque all’Occidente e gli fu preferito l’altro omino, quello in uso nella Berlino Ovest, fino a che qualcuno, il designer industriale Markus Heckhausen, nel 1996 decise di trasformarlo in un oggetto di culto, realizzando i primi oggetti di design con la sua effige. Il successo fu immediato.
Ed eccoci a oggi. Ampelmann è un mito cittadino. Gli è stato dedicato un libro – Il libro dell’omino del semaforo -, parecchi negozi monomarca e, piano piano, è tornato a occupare il suo posto sui semafori cittadini – rosso non ti muovere, verde puoi passare – con buona pace di tutti.

A Berlino ci sono parecchi store di Ampelmann. Che sono qualcosa di più di semplici negozi di souvenir. Raccolgono e raccontano un mito.
La storia dell’Omino del Semaforo è affascinante. Se fossi una bambina la vorrei ascoltare 100 volte – e poi? e poi che cosa è successo? ma perché non lo volevano? e lui era triste?. Ora che sono adulta, mi sono comprata il comprabile, letta il leggibile, fotografato il fotografabile.
E sono contenta di averlo incontrato sulla mia strada… Perché è un omino simpatico, dal portamento buffo e dall’aria sorniona. E ne ha vissute di vicissitudini e cadute prima di tornare sulla vetta del mondo!!!!

Negozi (che ho visto) a Berlino:

Ampelmann Galerie Shop
Hackesche Höfe, cortile 5
Rosenthaler Strasse 40-41

Ampelmann Shop
Karl-Liebknecht-Strasse 1
(di fronte al Berliner Dom)

www.ampelmann.de

4 thoughts on “72 – La storia dell’omino del semaforo

  1. Che bello il tuo racconto dell’AMPELMANN!!!!!!! L’unico omino col cappello. Sono tedesca ed amo la città Berlino e questo omino è diventato veramente famoso! ;o)
    tanti saluti
    Tanja

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