70 – Pensieri al vento…

Fuori dal Fuori Salone, nel cuore di quella zona – Isola – che è sempre un po’ in bilico tra l’essere trendy e l’essere pop(olare -> senza alcuna connotazione artistica o poetica del termine), c’è un mercatino.
Un mercatino di giovani artigiani un po’ artisti che espongono la loro merce rigorosamente hand made.
Il mercatino già lo conoscevo. Lo avevo scoperto per caso all’inizio dell’autunno (ne avevo parlato qui) e ci avevo fatto un giro anche a Natale, sempre a caccia di piccoli regali e strenne dell’ultimo minuto.
Questa volta ci sono andata per incontrare due amiche, di cui una, la ragazza che fa le borse, era presente, per la prima volta, in qualità di espositrice.
Andandomene, dopo aver raccolto tutti i biglietti da visita possibile, aver provato qualsiasi cosa, aver fotografato il fotografabile, due sono state le sensazioni che ho provato:
la prima, una specie di stupore nel constatare che a questo mondo ci sono ancora tantissime persone che sanno realizzare cose meravigliose utilizzando solo le mani e la fantasia; la seconda, un forte senso di appartenenza. Ma non so nemmeno io spiegare bene a cosa. In ultima istanza, credo, un senso di appartenenza a Milano. Ma a una Milano fatta di “comunità” di persone che vivono e la trasformano nonostante Milano.

Pensieri al vento è il nome di un piccolo oggetto. Una minuscola creazione che ho deciso di portare a casa con me. Di ispirazione giapponese è, in pratica, una sorta di campanella da appendere (ma il termine è senz’altro sbagliato), realizzata in carta di origami, che contiene al suo interno, al posto del battaglio, un foglietto. Uno spazio vuoto dentro al quale scrivere un pensiero… Un desiderio nascosto…
Appeso in un punto strategico della casa (per esempio vicino a una finestra), il vento staccherà il sogno dalla carta lasciandolo andare libero fino alla sua realizzazione. Riempiendo il mondo dei pensieri più intimi delle persone. E della mia speranza nascosta.
Tiziana Mancini (www.tizianamancinidesign.com -> il sito è in costruzione) è la creatrice di questo oggetto. E di altri lievi tesori che di istinto toccavo con delicatezza, per non intaccarne la fragilità intrinseca: bomboniere in carta piene di semi di fiori; deliziosi cestini portapane; wedding tableau di derivazione nipponica; profumacassetti lui e lei, scatoline sapientemente ripiegate…
La sensazione sfiorando queste cose è di una specie di piacere tattile. Che difficilmente gli oggetti trasmettono. Come se la loro superficie racchiudesse quel mondo di manualità e leggerezza che li contraddistingue.

La medesima lievità e delicatezza, naturalmente di burrosa e zuccherina natura, la comunicano i biscotti di Claudia, cake designer che lavora le materie prime (burro, farina, zucchero, uova…) quasi si trattasse di creta.
Uova di Pasqua, coniglietti, carotine…, ricoperti con pasta di zucchero o marzapane, ammiccando sereni dai vassoi e dalle alzatine, mi catapultano nel mondo aldilàdelloceano che in questo momento di stallo assoluto della mia vita mi manca da morire.

Ci sono, poi, i vestiti, le piume, i bottoni, i cappellini… di Roberta, le Cose di Ro come le ha chiamate lei. Che non sono proprio pensieri al vento… Ma realizzazioni sartoriali di alto livello, caratterizzate da uno stile decisamente retrò fatto di colori e fantasie di una volta, di tagli del tempo che fu, di abbinamenti originali e spiazzanti. Come i cappellini da portare sulle ventitré… in perfetto stile flapper, o le borse della linea Kitchen, un po’ casalinga disperata un po’ ironia della sorte.

E poi c’è lei. Sonia, la ragazza che fa le borse. Con le sue flappers in multicolor, il suo allestimento impeccabile, le ghette estive, i portamonete abbinati, i biglietti da visita, il sito internet finalmente on line (www.flapperborseartigianali.com).
E la foto sbiadita di quella vecchia nonna, al tempo neomamma ventiquattrenne, vera musa ispiratrice di ogni afflato creativo, che ha dato il via a tutta la produzione, portando Sonia verso la direzione fuori tempo e fuori luogo che ha preso, per sua fortuna, la sua vita.

Carrousel – Oggetti che si raccontano rimarrà aperto fino al 17 aprile in via Spalato 11 presso Zonak. Gli espositori sono, naturalmente, molto più numerosi di quelli che ho citato. Di alcuni avevo anche già parlato in passato. E degli altri… chissà, forse parlerò in futuro.
In ogni caso, è un posto dove vale la pena fare un giro.
Per rendersi conto che l’invenzione del bello è infinita.

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