69 – Il mio Fuori Salone: la Kids Room

Una Casa per i Bambini. Un posto speciale. Per accogliere piccoli pensieri. Piccole emozioni. Minuscole scoperte.
Una Casa dei Bambini. Dove giocare e sognare. Sperando che il gioco e il sogno durino per sempre.
Angoli segreti. Boschi incantati. Mondi sottomarini. Colori. L’intero arcobaleno in pochi metri quadrati. E buffi personaggi. A popolare un mondo che non è necessario sia davvero reale. Ma che da qualche parte deve esistere per ampliare la visione onirica del bimbo.
Non ho mai visto di buon occhio chi arreda le stanze dei bambini partendo da uno stile adulto. Camerette a ponte. Tavoli in legno scuro. Armadi enormi.
No. Non mi piace. Nella mia idea, la camera di un bambino è un mondo a sé. Che all’inizio sono mamma e papà a strutturare. E che poi sarà il bambino stesso a formare e comporre. Seguendo il suo istinto e la sua immaginazione.
E’ lo spazio della casa che si deve distinguere. E’ il gioco della fantasia contro la razionalizzazione dello spazio e il buon gusto.
La stanza di un bambino non deve necessariamente essere bella. I canoni estetici qui si sfaldano.
La stanza di un bambino deve essere meravigliosa. Deve M-E-R-A-V-I-G-L-I-A-R-E.
Nella stanza di un bambino io mi sentirei a mio agio. Come entrando nella tana del Bianconiglio per bere il tè con Cappellaio Matto.
La stanza di un bambino è quel buco lì. E così vorrei la stanza del bambino che non ho.

Il Fuori Salone ha aperto quest’anno le porte al design e all’arredamento per l’infanzia. Uno dei settori più interessanti a mio avviso, perché uno dei pochi in cui ancora non è stato detto tutto. E c’è molto da fare.
La fantasia dei bambini, infatti, è senza fine. E progettare per loro significa entrare in un vortice di possibilità infinite. Significa, e di questo sono estremamente convinta, suggerire un’idea e non imporla. Creare lo spunto per dare il via al volo pindarico.
Così alcune realizzazioni presenti alla Kids Room di via Sandro Sandri 2, l’appartamento di 200mq nel cuore di Brera utilizzato per l’allestimento.


I Booktree, prodotti da G&F Mobili, e che trovo eccezionali, sono librerie a forma di albero perfette nella stanza di un bambino dei boschi. Quei bambini che hanno bisogno di sentire delle fronde sopra di loro. E per i quali il viaggio nel mondo avviene attraverso sentieri stretti e bui. A differenza dei bambini degli abissi, che nuotano in spazi liberi e mare aperto, i bambini dei boschi fanno giochi seduti. Si concentrano su minuscoli dettagli. Osservano e deducono. Sono bambini riflessivi, silenziosi, molto creativi. Non impongono la loro presenza. La lasciano aleggiare sopra le teste di chi li circonda.
Le stanze di questi bambini devono assomigliare a foreste incantate. Ci vogliono dei cantucci segreti dentro cui possano trovare rifugio e conforto. Piccoli mondi dentro a piccoli mondi.
Non metterei mai un lettino montessoriano, il trend del momento, la scoperta del decennio, dentro la stanza di un bambino dei boschi. Troppo aperto. Troppa libertà di movimento. Troppo minimalismo.
La stanza del bambino dei boschi è ridondante e piena. Come la foresta di Sherwood. E’ un posto dove addentrarsi, lasciando indietro la luce per scoprire che il buio non fa poi così tanta paura.
Sebastian della Storia Infinita è un bambino dei boschi.

I bambini degli abissi, al contrario, hanno bisogno di spazi aperti. Devono sentirsi padroni, con uno sguardo, del mondo che li circonda per potersene appropriare.
Sono bambini aperti, espansivi, spavaldi… Al limite del fastidio. La loro conquista delle cose è fisica prima che mentale.
Per questi bambini il mondo è un su e giù, una nuotata nel nulla, una presa di posizione.
Sono i bambini che soffrono di più quando soffrono. Perché la loro forza li penalizza nella comprensione degli altri. Come se a loro fosse vietato il diritto di soffrire apertamente. E, quindi, lo fanno in silenzio. Cercando delle strade alternative al dolore. Talvolta violente e distruttive.
I bambini degli abissi, quando soffrono, diventano bambini dei boschi. Ma lo fanno in gran segreto. Sotto le coperte. Di nascosto. I loro cantucci sono spazi mentali che devono costruirsi in mezzo alla vastità che li circonda e dentro cui, normalmente, si muovono agilmente e con strafottenza. I bambini degli abissi, quando soffrono, soffrono da soli. E cercano affetto e calore negli oggetti. Pupazzetti dalla faccia buffa che tengano loro compagnia. Piccoli mostri delicati. Grandi invenzioni pensate a occhi chiusi.

Io ero una bambina degli abissi. So bene come ci si sente.
So cosa andavo cercando nel mio mondo personale. E queste sono le cose che mi sarei portata dietro nel mio viaggio…

Kids Room
Via Sandro Sandri 2
Dal 12 al 19 aprile – 10.00-19.00

Altre foto…

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