57 – L’arte dei pesci e della frutta

Arcimboldo mi piace da morire. Perché è un pazzo visionario con un’idea tutta sua dell’arte. Perché in un mondo di Madonne e Santi dipinge pesci e uccelli. Perché va oltre l’apparenza delle cose e racconta un universo tutto suo.
I suoi dipinti sono viaggi mentali. I suoi ritratti terribili suscitano ribrezzo e curiosità, bisogno di superare la visione di insieme per soffermarsi sul dettaglio. Perché nulla è ciò che appare. Anzi, tutto è ciò che è appare e qualcosa di più.
Il ciclo delle Stagioni, quello degli Elementi, i ritratti della famiglia asburgica… Una produzione fantasmagorica. Molto vicina al surrealismo novecentesco. Assolutamente sorprendente per l’epoca…

… E invece no. E invece Arcimboldo, milanese di nascita, figlio di artisti, attivo nel capoluogo lombardo, a Vienna e a Praga, subisce l’influenza del panorama artistico della Milano del tempo, Leonardo, i leonardeschi, Dürer. Fino ad arrivare a quell’altro grande genio che era il Caravaggio. Gente che l’arte la conosceva bene. Che si sottometteva alle richieste della committenza ma che sapeva superare i limiti e andare oltre. Veri geni. Che studiavano la figura umana, la natura, la flora e la fauna e da tutto sapevano trarre ispirazione.

La mostra di Palazzo Reale, una delle più interessanti e meglio realizzate che ho visto qui negli ultimi anni, sostiene questa tesi: Arcimboldo fu un artista sicuramente fuori dal comune. Ma buona parte della sua visione fu condizionata dalla visione di altri. Da un ambiente stimolante in cui ogni forma di sperimentazione era ammessa. In cui tutti i sogni e gli incubi venivano trasformati in arte.
Arcimboldo, insomma, fu un genio in mezzo ad altri geni. Un assurdo in mezzo ad altri assurdi.

La mostra segue un percorso molto ben definito. Prima di arrivare alla produzione maggiore di Arcimboldo esposte nelle sale centrali (le Stagioni, gli Elementi, il Bibliotecario, il Giurista, Vertumno, le Quattro Stagioni.…), si passano in rassegna le caricature e gli studi caricaturali di Leonardo e dei leonardeschi, l’interesse del tempo per la natura, la flora e la fauna, le produzioni minori (oggettistica, il tessile, le opere effimere per il Carnevale…). Un cammino guidato alla comprensione dell’opera di un artista che altrimenti rimarrebbe un caso isolato. Un assurdo visionario. Che non ha raccontato la realtà così com’è. Che non ha dipinto allegorie. O non sole allegorie. Ma che ha saputo dare forma alle follie del suo tempo portandole alle estreme conseguenze.

Per concludere, a degna conclusione della visita, nello store della mostra, si trovano alcune creazioni di un’altra visionaria, tale Simona Grandi (Grande Simo!) che ha dato vita a una produzione molto particolare: collane, orecchini, braccialetti, spille… realizzati utilizzando animaletti in gomma uniti a ferro, plastica, metalli preziosi. Il tutto confezionato nei tipici contenitori del fast food packaging. Assolutamente divini.

ARCIMBOLDO
Palazzo Reale – Piazza Duomo
Dal 10 febbraio al 22 maggio
Biglietto intero: 9€

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