54 – Marco Polo se ne va a Lodi

In epoca medievale, quando a viaggiare erano soprattutto i mercanti, il fondaco era un edificio piuttosto grande utilizzato sia come magazzino, sia come alloggio per gli stranieri.
Diffuso soprattutto nelle città del bacino mediterraneo (Venezia, Genova, Napoli, Amalfi e tutte le altre che sanno di Repubbliche marinare e libri di scuola…), aveva, quindi, una funzione di accoglienza: accoglieva le merci, accoglieva le persone.
In lingua araba (e siciliana poi) il termine fondaco stava a indicare un vero e proprio albergo.

In ogni caso, la parola ha in sé qualcosa di evocativo: immagini di vesti preziose, gioielli, barattoli preziosi di spezie, unguenti (altra parola magica), carovane di cammelli, capelli bianchi ben pettinati, lasciati morbidi a ricadere sulle spalle.
Evoca attraversamenti epocali. Gente venuta da lontano. Culture che si incontrano senz’astio.
Il commercio trasformato in marketing e, quindi, in consumismo che ci sta distruggendo, un tempo era strumento di unione. E una scusa per girare il mondo. Marco Polo che se ne va in Oriente.

Laura la conosco da anni. Sebbene non ci si veda mai, è una delle persone con cui ho condiviso una delle esperienze più pazzesche della mia post adolescenza. Nottate a scrivere e parlare, il suo righello e i suoi pennarelli colorati, il mio pc troppo lento. Racconti di sogni e di paure. Troppo ubriache per essere serie e troppo lucide per non capire che si trattava dell’ignoto che appare alla Hofmannsthal. Momenti che sarebbero rimasti nella memoria e avrebbero fatto sì che io e lei superassimo indenni la lontananza che inevitabilmente il prendere strade diverse comporta.
Lei si è lanciata nella ristorazione. Io nel quotidiana illuminato da sprazzi di vita.

Il suo primo ristorante, il Perbacco, nel lodigiano, ha accompagnato gli avvenimenti dei nostri primi anni del nuovo millennio. Si andava lì a festeggiare compleanni e ricorrenze speciali. O semplicemente, si andava lì per stare tutti assieme, bere vino (forse è stato grazie a Laura o in concomitanza con Laura che tutti noi abbiamo capito il valore del bere bene, imparando ad apprezzare bottiglie di livello, etichette e annate) e mangiare.
Il ristorante era caldo e accogliente. Laura un’ospite perfetta. Noi una compagnia di gaudenti. Erano gli anni felici dello stare assieme, sempre e comunque.

Poi, improvvisamente, la decisione di chiudere il Perbacco. E lanciarsi in un’altra avventura, rischiosa e affascinante. Laura conosce Alberto (che, a sua volta, gestisce un ristorante, giapponese per essere precisi). E l’incontro è fatale… e fetale. Amore, una bellissima bambina e un ristorante nuovo di zecca: il Fondaco dei Mercanti.

Il Fondaco dei Mercanti si trova in Località Mulino 1, a Moscazzano, in quella fetta di Pianura Padana non troppo pianura che si estende tra la provincia di Lodi, quella di Cremona e la provincia di Piacenza.
La prima volta che ho visto il posto, un anno e mezzo fa per l’inaugurazione, la prima impressione è stata quella di un faro in mezzo al nulla… Un fondaco, appunto. Dopo chilometri di buio niente… La casa.
Il cascinale, completamente ristrutturato da Laura e Alberto, è enorme, circondato da prati e boschetti. C’è persino un ruscelletto e la ruota di un piccolo mulino. Di giorno la sensazione è di pace e relax. Voglia di natura. Bisogno di pulizia.
La sera, le luci, il calore che emana dal ristorante, il suo lindo biancore invogliano a entrare.


Gli interni mescolano vecchio e nuovo, legno e materiali tecnologici, atmosfere di una volta e arredamenti newyorkesi. Un connubio tra arte povera e modernismo. Mai, però, ostentato.

All’interno, tre ampie sale spaziose, due delle quali affacciate sul giardino interno, circondate da vetrate immense a dare un senso di continuità con l’esterno.
Nella saletta più piccola, invece, la più raccolta, spicca il camino in pietra, le due poltrone in pelle, i quadri (in vendita) alle pareti.
Il senso è di una profonda raffinatezza, buon gusto, trasparenza.
Voglia di chiacchiere intime.


Il menu segue le stagioni. I piatti proposti, molti dei quali tipici della tradizione lodigiana, non sono studiati per stupire, ma per confermare. Antiche ricette vengono rivisitate in chiave moderna, spiegate, presentate. Vecchio e nuovo anche in cucina. Antico e moderno anche ai fornelli.
La cantina offre un’ampia varietà di scelta. Laura è un’esperta e sa consigliare saggiamente il vino più adatto per ogni singolo piatto. Alberto è un gran bevitore. Apprezza i bevitori come lui.

All’interno del Fondaco, c’è anche una piccola boutique. Perché in fondo il fondaco era un luogo del commercio, territorio di mercanti. Qui è possibile acquistare alcuni dei prodotti proposti sulla tavola: la pasta di grano duro di Gragnano, l’olio extra vergine di oliva e le confetture rigorosamente biologiche, l’aceto balsamico di Modena D.o.p., i biscotti francesi Goulibeur (buonissimi), il foie gras della Maison Mitteault, la fleur du sel dell’Ile de Ré

Laura la conosco da una vita. Con lei ho condiviso una delle esperienze più pazzesche della mia post adolescenza. Lei ha preso la strada della ristorazione. Senza rinunciare all’amore per l’arte e la storia che da sempre l’animano.
Io proseguo nella mia quotidianità. Ma so riconoscere quando qualcosa ha un valore che va oltre.
Il suo ristorante è un posto così.

Fondaco dei Mercanti
Località Mulino 1
Moscazzano, Italy, 26010
Tel. 0373-66177

P.S.: Tutte le foto sono di Riccardo Sala. © Fondaco dei Mercanti
Dal mio blog è possibile prelevare quello che si vuole. A me non importa. Queste, però, per favore no. Grazie.

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