53 – L’agenda dei Gatti

A volte non ho voglia. Non ho voglia di pensare al bello o al brutto. Non ho voglia di concentrarmi sul mondo esterno. Non ho voglia di pensare che esiste altro oltre me. Me ne sto lì. Concentrata sui miei pensieri. Il resto mi defluisce intorno senza lasciare traccia. Senza suscitare interesse. Quello che provo per il resto del mondo, in tutti i suoi aspetti – politici, sociali, economici, estetici – è totale indifferenza.
Non sto bene o male. Anzi. Sto bene e male. Esaltazione e depressione. Effetto cocaina. La vita è piena (e vuota) dentro di me. In qualche modo.
E poi qualcosa, d’un tratto, suscita il mio interesse. Mi risveglia dal torpore. Qualcosa di banale. Uno shining che cattura il mio sguardo. E il mondo intorno ritorna. In tutto il suo splendore e in tutta la sua merda. Voilà!

Lo shining di questo sonnacchioso gennaio dei miei 36 anni è stato il Cat Calendar di Bernhard Kliban, B.Kliban, come è conosciuto ai più. Il fumettista americano morto da una ventina d’anni noto, soprattutto, per il libro Cat.
L’avevo acquistata il 17 dicembre (il fatto che mi ricordi perfettamente la data non è casuale) nell’American Bookshop di via Camperio, una delle librerie, secondo me, più affascinanti di Milano.
Sebbene, infatti, io difficilmente legga libri in lingua originale, almeno una volta al mese faccio un giro qui dentro. Attratta, soprattutto, dall’atmosfera antica, dalle scatole colorate, dalla scala in legno, dai carillon e dalle palle di vetro con la neve che scende. Tocco le carte da regalo, sfoglio i biglietti d’auguri, apro i libri e li annuso, scendo per scoprire la collezione di burattini in legno, gli animaletti dipinti,  gli scrigni delle fate e degli gnomi. Sono la novella Bastian di una nuova Storia senza fine.

Quel giorno, il 17 dicembre appunto, ero entrata per comprare una scatola. Ne volevo una quadrata, piuttosto alta, in una tinta fredda – blu, azzurro, viola – con uno stile grafico alla Mucha. Ero al telefono con un’amica. Parlavo con lei e sfioravo gli oggetti, alcuni dei quali, sicuro, erano pass partout per l’isola che non c’è.

E, alla fine, mi cade l’occhio sull’agenda.
In copertina un grosso gatto grigio disegnato CAT(scritto in rosso)CALENDAR(scritto in nero)  2011 Engagement Calendar. La firma (in rosso) e in corsivo BKliban. Il tratto è deciso, fumettoso. Come piace a me. Non ne so nulla di fumetti. So quelli che mi piacciono e quelli no. Questo tipo di fumetto mi piace.
Apro l’agenda. Le pagine sono in carta lucida (cosa che, generalmente, mi infastidisce abbastanza perché la penna sbava e lascia quei fastidiosi baffi che mi turbano alquanto). Lo spazio per scrivere è poco (altro motivo per mollare l’agenda e passare ad altro). Ma sono affascinata dai gatti. Ce ne sono tantissimi. Piccoli e grandi. Nella pagina del 30 marzo, controllo subito, i gatti saltellano da una nuvola all’altra, circondati da un cielo blu di stelle gialle e luna. Sono bellissimi.
Sul retro di copertina il prezzo è in sterline, dollari e dollari canadesi.
Non c’è nessun altro motivo per non volerla subito.

Così, ieri stavo inserendo alcuni appuntamenti appena presi (perché è vero che Iphone mi squilla per ricordarmi cosa devo fare. Ma nulla è interessante come sfogliare le pagine della propria vita osservando i pieni e i vuoti delle settimane che passano) e voilà… I gatti tornano a parlarmi di un mondo al di fuori di me. Il mondo oltre la misura dell’ego(centrismo).
Penso alle mostre che non ho visto. I cinema in cui non sono stata. Penso ai quadri da appendere in casa. Le strade del centro da fotografare. Penso ad artisti e designer. Alle rivolte in Tunisia e in Egitto. Penso agli scandali dell’ultima ora. Penso a piccoli pupazzetti deliziosi. Formine per biscotti.
Penso che non sono sicura di essere ancora pronta per uscire dall’intimismo di gennaio. Ma che la primavera sta arrivando balzellon balzelloni. Ed è proprio tempo di guardarsi intorno.

5 thoughts on “53 – L’agenda dei Gatti

  1. Che meraviglia queste immagini di mici!!!!Io li adoro!Non so se hai letto il mio profilo…io vivo con due gatti stupendi:Oscar e Stefano ( quest’ultimo assomiglia un pò a quello della foto in coda )!Sono i miei due amori,dopo la mia bimba, si intende.E’ proprio il caso di dire che a loro manca solo la parola:mi sono stati molto vicini in momenti particolari della mia vita……..lunghe storie…….!Pensa solo che il giorno che ho trovato Oscar ( era un batuffolino di cotone bianco e arancione lungo 10 cm , abbandonato dentro ad uno scatolone ) , è stato anche il giorno in cui ho concepito la mia piccola ed il giorno in cui è venuta alla luce,è stato continuamente raggomitolato sulla mio pancione.
    Va be’,basta annoiarti con i miei ricordi lagnosi….bacioni e buona giornata!

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    • Che bella storia Cinzia! Anche io avevo un gatto. Si chiamava Pecos, come Pecos Bill. Per me era troppo speciale. Lui era un cane gatto. Ti cercava come fanno i cani. Ma poi in tutto e per tutto era un gatto. Noi non lo avevamo castrato e lui la notte usciva in cerca di avvenure. E un giorno non è più tornato. L’ho cercato per tre giorni. É stato il mio primo lutto

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  2. Grazie Alessia e Cinzia per le vostre belle storie io simile alle vostre, la mia lady si chiamava Clio completamente bianca con gli occhi verdi…
    quanti ricordi♥

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