46 – New York è una finestra senza tende


Paolo Cognetti è stato mio compagno per due anni durante il corso di sceneggiatura che abbiamo frequentato dal ’97 al ’99 presso il Centro di Formazione Professionale per la tecnica cinetelevisiva di via Ariberto 14 a Milano (ora è stato spostato di sede o non esiste più. Non so).
Io a lezione andavo poco. All’epoca studiavo Lettere all’Univerità e il corso di sceneggiatura era stato più che altro un capriccio. Nemmeno per un secondo nella mia vita ho pensato che un giorno avrei lavorato come sceneggiatrice o soggettista o nulla di simile. Non è che sapessi cosa avrei fatto da grande. Ero certa, però, di ciò che non sapevo fare. E scrivere sceneggiature non era certo una mia abilità. Ancora oggi mi domando come avessero fatto a prendermi (e, comunque, mi sono classificata 13° su 10 posti disponibili e sono stata ripescata in seguito a tre rifiuti).
Paolo Cognetti, invece, era uno dei migliori. Di lui mi ricordo bene.
Era un ragazzo che spiccava in mezzo agli altri. Capelli rossi lunghi, legati con una coda, magliette bianche e jeans strappati chiari in primavera, maglione spesso, di solito beige o marrone, in inverno, anfibi.
Parlava poco. Studiava matematica. Forse a qualcuna delle mie compagne piaceva anche.
Io ne ero affascinata. E spaventata. Non sapevo mai cosa dirgli e mi sentivo sempre troppo stupida quando dovevo relazionarmi con lui.
Mi sembra, ma non ne sono certa, che insieme abbiamo anche lavorato a un progetto. Una sceneggiatura che dovevamo consegnare. O qualcosa di simile.
Se lo rivedessi ora, credo, riuscirei a superare facilmente l’imbarazzo. Nel frattempo ho imparato la difficile arte dell’ironia e dell’autoironia. Ma all’epoca mi sentivo semplicemente “non all’altezza”.

Paolo Cognetti ha scritto un libro su New York.
Il libro, che ho ricevuto tra i regali di Natale, si intitola New York è una finestra senza tende, edizioni Laterza, in vendita con cd allegato.

Nella bandella del libro si legge:
La prima guglia sparata in cielo, il primo marciapiede gremito, il colore della pelle del primo incontro. Il primo odore inatteso, che per qualcuno è di oceano, o di carne arrostita, o di zucchero a velo, o di ruggine e foglie marce, anche se quello che sta marcendo è legno, cemento, ferro, mattoni, perché l’intera città sembra attaccata dalla ruggine e dalla muffa. Sono inaspettati anche i colori. Non il bagliore freddo del vetro e dell’acciaio, ma le tonalità pastello del rosso, dell’arancio, del marrone. La sorpresa di sbarcare nel Nuovo Mondo e scoprire una città vecchia: non come sono vecchie quelle europee, che sono vecchie come monumenti, ma vecchia come una fabbrica abbandonata, o una casa di famiglia, o gli edifici ferroviari che si vedono appena fuori dalle stazioni, o i luna park in disuso.

E ancora:
Questo libro è frutto di diversi viaggi a New York. Il risultato è una mappa ottenuta per accumulazione di appunti – piena di buchi, libri che non ho letto, posti che non ho visitato. Del resto, se scrivere una guida sulla città più raccontata al mondo ha un senso, l’unico senso possibile è che sia incompleta, particolare e mia.

Paolo Cognetti io lo conoscevo. Sedevo di fianco a lui o dietro di lui o davanti a lui e non sapevo mai cosa dirgli. Lui così schivo, io così caotica. Lui silenzioso e pieno di idee, io chiassosa e con poche fantasie senza meta e tardo infantili.
Paolo Cognetti è diventato uno scrittore. Io ho preso un’altra strada. La mia strada che non sono nemmeno certa che debba essere proprio la mia. O proprio la mia per sempre.
Paolo Cognetti ama New York. In qualche momento di questa nostra lontananza che non si può nemmeno definire tale visto che non siamo mai stati vicini si è innamorato di lei. Forse quando succedeva a me. Forse quando anche io decidevo di partire alla sua scoperta.

Il suo libro mi è stato regalato per Natale. Non so come la racconterà. Cosa dirà. Quale New York incontrerò durante la lettura.
Ma se incontrassi Paolo Cognetti oggi, se mi ritrovassi, come succedeva, seduta dietro di lui, di fianco a lui, davanti a lui, mi girerei a guardarlo.
E saprei benissimo di cosa parlargli.

PAOLO COGNETTI
New York è una finestra senza tende
Editori Laterza, 2001
http://paolocognetti.blogspot.com

2 thoughts on “46 – New York è una finestra senza tende

  1. ciao alessia!
    sono paolo. ti ringrazio per le cose che scrivi su di me. sono molto contento che qualcuno ti abbia regalato il mio libro, e di scoprire che, ognuno per la sua strada, ci siamo innamorati della stessa città.
    poi mi racconterai, vero, che cosa ne pensi?
    e mi rivelerai la tua mappa segreta, ora che hai la mia?
    buona lettura!

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    • Ciao Paolo. Sono contenta anche io che qualcuno mi abbia regalato quel libro. Sono avida di letture newyorkesi. Ogni libro è una via in più che posso attraversare. Un quartiere. Un locale.
      In ogni caso, senz’altro ti farò sapere cosa ne penso…. e qual è la mia mappa segreta (???).
      A presto
      A.

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