35 – Happy Turkey Day


Thanksgiving. Il sogno, non ancora esaudito, di essere di là e non di qua.
Thanksgiving, per me che non ho idea di cosa sia, è un colore: arancione. E un libro.
Un libro che ho letto secoli fa. Non ricordo nemmeno se prima o dopo il mio primo viaggio americano.
America Perduta si intitola. Bill Bryson, l’autore, racconta un viaggio. Il suo viaggio negli Stati Uniti, intrapreso all’inizio dell’autunno, alla ricerca di un Paese forse scomparso. Forse no. L’America della sua infanzia. Gli Anni Cinquanta di una nazione on the road. Vecchi motel. Cartelloni pubblicitari lungo la strada. Caffetterie deserte.
Da Nord a Sud, attraversando cittadine minuscole. Passando dal freddo polare al clima tropicale. Il tutto lungo le medesime strade senza vita.
Città belle e città brutte. Megalopoli e villaggi. Vita e morte.

Penso che il motivo per il quale associo questo libro a Thanksgiving è per via dell’atmosfera crepuscolare, solitaria e invernale anche laddove Bryson parla del caldo del Tennessee, dell’afa della Florida, del cielo azzurro di Savannah.
So che Thanksgiving non è affatto una festa “solitaria”. E’ la festa della famiglia riunita intorno a un tacchino. Del tepore domestico. Del focolare accesso. Della tavola imbandita. E’ la festa dell’America che rivive la poca storia che la contraddistingue. E’ la festa del sentirsi parte di un progetto più vasto, di una volontà.
Non entro nel merito della storia di Thanksgiving. I Padri Pellegrini, i nativi americani esclusi dal primo banchetto nonostante il loro iniziale appoggio alle popolazioni europee giunte nel Nuovo Mondo. Non entro nel merito delle tradizioni. La famiglia, il tacchino, il taglio del tacchino, il ruolo del capofamiglia.

Quello che mi piace del mio Thanksgiving immaginario sono le foglie secche sui vialetti. La neve che cade fuori dalle finestre illuminate a festa. Il cielo grigio sopra la Thanksgiving Parade di Macy a New York.
E questo anche qualora fuori ci fossero 40 gradi, il cielo fosse blu e gli alberi avessero tutte le foglie verdi.
Non importa quella che è la realtà. Thanksgiving mi piace per l’idea che me ne sono fatta io. Grazie (o sebbene) mille film, mille serie televisive, cento libri.
Non importa se America Perduta non parla affatto di Thanksgiving, se non come cenno. Le atmosfere descritte sono le stesse che la mia fantasia associa alla festa.
Una festa crepuscolare che stride profondamente con l’atmosfera carnevalesca di New York.

Buon Thanksgiving. E per la preparazione del tacchino ripieno, ecco qui la ricetta di unamericanaincucina.

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