34 – 11 virgola 5 per 100


Finalmente! Qualcuno lo aveva spostato in prima fila e ora si trovava lì, in pole position. Questo, certo, lo avrebbe aiutato. In fondo, nella vita, è sempre e solo una questione di visibilità. Di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.
E poi lui non era come gli altri. Con quel suo look sbarazzino e gaudente. Loro, gli altri, erano tutti uguali. Allineati alla sua sinistra senza personalità, senza gioia. Tronfi della tristezza delle loro divise.
Già… Divise… Che, però, a quanto pare, piacciono!
Cravatte e rossetti, pantaloni bassi e minigonne, baffi e occhiali, laptop e borsette, loden e tailleur, tacchi e sneakers. Il ventaglio dell’universo umano gli passava davanti senza neppure notarlo, degnandolo al massimo di uno sguardo sprezzante e ironico.

La sua fierezza e il suo orgoglio furono messi a dura prova.
Perché preferivano gli altri a lui? Cosa li spingeva ad andare oltre?
Si trovava in questo stato di frustrazione quando lo vide. Non aveva niente a che fare con tutta l’altra gente. Indossava un paio di pantaloni blu, larghi e lisi, sdruciti sulle ginocchia e sotto alle cosce. Le scarpe erano enormi, marroni e polverose – Ehi, scarpe che ne hanno fatto di strada!
Poi c’era la maglietta o quello che ne rimaneva. Quindi, una camicia di esotica provenienza e un maglione, con i polsi tagliati e due buchi all’altezza della vita. E sopra al maglione una giacca. Gigante. Di velluto beige, a coste larghe. Con un pelo di colore indefinibile all’interno. I capelli, pochi, erano neri, sporchi e arruffati. E gli occhi blu – Dio mio…! – con una patina di dolore. O stanchezza. – Ma quale dolore? Quale stanchezza? Si chiama indifferenza, cocco di mamma!
Gli passò davanti occhieggiandolo sornione. Allargando un quasi sorriso di beffarda complicità. Che gli procurò un balzo al cuore e un tuffo gorgogliante nel profondo liquido delle sue viscere liquefatte. Lo seguì con lo sguardo fino a che uscì dal suo campo visivo… Lo stava perdendo. Se ne stava andando. Come altri prima di lui. Ma era lì, a pochi passi. Lo sentiva. Ne percepiva l’ansimare sbuffante. E quelle parole… Melodiosi suoni magici che ogni volta decretavano la sua condanna a morte…
– Bocca lunga e austera… ciliegia, pepe e cioccolato… caldo e di spessore… morbido e vellutato… equilibrato… pastoso e tannico… –
Tannico. – T-A-N-N-I-C-O – Che vocabolo, ragazzi. Come avrebbe voluto essere tannico pure lui! O forse no? perché, poi, che diavolo significa TANNICO?
E, comunque, tannico o no, era sul tannico che la scelta di tutti prendeva forma. E lo tagliava fuori. Si mise il cuore in pace.
Ma fu un attimo. Quello tornò indietro. E tornò indietro a mani vuote. Cincischiò ancora un po’… – sfumature di miele… naso complesso… apporto aromatico… – Ma era solo un gioco. Gli si parò davanti. E lo sfiorò. Dolcemente. Accarezzando la sua pelle liscia. Compiacendosi della sua stravaganza riconoscibile. Di quel rosso che si mischiava al rosato. Di quella piccola protuberanza in alto, sulla destra. Così familiare. Facile da togliere di mezzo. Lo toccò ancora. Facendo scorrere la mano sulle sue spigolosità. Gli occhi di fuoco.
Anche così, anche in quel momento di non appartenenza reciproca, poteva sentire il suo desiderio. Percepire il bisogno. Quella sete che lo rendeva pazzo.
Gli occhi spiritati ora. Non c’era più ironia, né sarcasmo. Non c’era più nulla. Solo il desiderio del possesso.
Lo afferrò. Senza grazia adesso. Brutalmente.
E rovesciando sul rullo tutte le monetine che aveva nella tasca, se ne uscì, inciampando nei carrelli. Smanioso di farlo suo.
E se ne stettero assieme, per un po’. Seduti su un gradino, per un po’. Il barbone e il vino in cartoccio. Quelli che nessuno vuole…
Si erano incontrati. Conosciuti. Amati. E poi era finita. Come sempre. Come per tutti. Ma furono felici. Anche se per poco. Trovarono entrambi la forza per andare avanti, anche se per poco. Nonostante l’umano disprezzo. Fu così il loro rapporto. Intenso. Secco. Gioioso.
E breve. Il tempo di una bevuta.

Questo è il racconto breve (massimo 4000 battute) che avevo inviato per il concorso letterario Letti in un sorso, edizione 2008. Mi è tornato in mente perché oggi mi è arrivata una mail nella quale mi venivano segnalati i vincitori dell’edizione di quest’anno. Il mio racconto, all’epoca, non aveva vinto.
A rileggerlo adesso… Beh, è abbastanza prevedibile che non abbia vinto. Ci sono parecchie banalità, tanti luoghi comuni, uno stile che suona finto (anche se non so certa che all’epoca lo fosse).
Mi ero divertita, però, a scriverlo. E ci sono alcune cose… ecco, alcune cose mi piacciono ancora. Per esempio, l’idea che l’amore duri un solo istante. Il più intenso di tutta la vita. E poi finisca.

Uguale è il tempo nell’eternità e negli istanti.
Ma prima che l’ora sia giunta…
Guai a chi separa gli amanti!

(dal film Musica per vecchi animali. Con Paolo Rossi, Dario Fo e Viola Simoncioni).

[Foto: Etichetta di Renata Righi, vincitrice del premio “Un’Etichetta d’Artista“]

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