33 – Lato basso a Est


A volte succede che uno si sveglia e la prima cosa che gli viene in mente è il Lower East Side, LES per chi ama gli acronimi.
Così, senza che ce ne sia una ragione, si mette a sfogliare le vecchie cartelle di viaggio fino a quando non trova le foto di quelle peregrinazioni a Sud-est. Perché il LES è più una sensazione che ricordi nitidi e immagini precise.

La prima volta che sentii parlare del LES fu attraverso le pagine del libro di Mario MaffiNew York. L’isola delle colline – qualche mese prima del mio primo viaggio a New York.
Si tratta di un libro strano. A tratti geniale. A tratti terribilmente noioso dal momento che racconta di personaggi minori le cui vite, tutto sommato, mi lasciano abbastanza indifferente.
Ricordo, però, che appresi il significato di alcuni fenomeni urbani grazie a quel libro. Il concetto di gentrification mi divenne chiaro durante quella lettura.

Gentrification (il termine è inglese e non trova un corrispettivo in italiano. Parole che dicono concetti. Meraviglioso!) significa sostanzialmente questo:
c’è una zona degradata. Il LES per esempio. In questa zona vivono da sempre immigrati, derelitti, la feccia dell’umanità. Come ad Alphabet City per esempio. Questa zona, però, si trova a ridosso del centro o di aree urbane riqualificate e divenute “alla moda”. Come l’East Village per esempio.
Ecco, allora, che agenti immobiliari senza scrupolo, investitori squali, benpensanti e benestanti decidono di allungare le loro mani e i loro soldi (ne occorrono “pochi” per la verità) per trasformare queste aree, ripulirle e ributtarle sul mercato immobiliare con prezzi triplicati.
A quel punto, del vecchio quartiere rimangono il sentore, le leggende metropolitane, qualche strambo personaggio locale sopravvissuto e rivenduto come “pezzo di antiquariato folkloristico”. Ma l’anima non esiste più. E i vecchi abitanti, quelli che quel quartiere lo avevano vissuto, “sporcato”, amato, neppure. Allontanati verso nuove frontiere. Quartieri lontani che abiteranno, sporcheranno, ameranno fino a che qualcuno non deciderà che è giunto il momento di far sgomberare loro il campo per lasciare posto al Dio Denaro e al suo braccio destro, la Gru Mangiastoria.

Tutto questo a Manhattan succede da sempre. I suoi quartieri si trasformano costantemente. Sembrano mossi da una specie di tremito sotterraneo che li sposta ogni giorno un po’ più in là, non si sa bene dove. A Manhattan il nuovo ingloba il vecchio (e il ricco mangia il povero) esattamente come succede nel resto del mondo. Solo che qui, succede in modo diverso. E il risultato è migliore.
Qui, gli immobiliaristi sono famelici come altrove. Il loro scopo è guadagnare come altrove. La speculazione è il loro pane quotidiano come altrove. Ma poi… Beh, poi sembra che ci sia quasi un rispetto. Una volontà di non distruggere tutto, ma di trasformare con grazia e in modo impercettibile. La consapevolezza che la storia passata di un quartiere ha un fascino che attira i compratori.
Gli immobiliaristi squali di New York monetizzano “lo spirito del quartiere” che per ragioni prettamente economiche e di guadagno viene, però, così mantenuto.
Non si tratta di una maggiore umanità. Si tratta di affari. Tristemente affari.
Che, però, preservano la città e il suo passato.

Il LES l’ho esplorato da cima a fondo durante il mio ultimo viaggio, arrivando da Lower Manhattan e risalendo, a zig zag tra Loisadas e le vie dell’alfabeto sino a Noho e Nolita . Case in arenaria, minuscoli cancellate, la solita scaletta che porta all’ingresso, palazzi bassi, tantissimi giardini.
Qui gli abitanti (di artisti e poeti per le strade se ne vedono pochi. Sono soprattutto giovani coppie, single, qualche coppia gay, pochi vecchi) si prendono cura degli spazi verdi che diventano aree per tutta la collettività. L’atmosfera del quartiere è rilassata, tranquilla. Poca gente in giro, qualche negozio strano, tanti murales, parecchi locali notturni chiusi durante il giorno.

Qui si trova il mitico Nuyorican Poets Cafe dove sono nati i reading di poesie e dove i poeti ispanici, spesso drogati, sicuramente senza soldi, si radunavano negli anni Ottanta per recitare i loro poemi, bere birra a poco prezzo e confrontarsi su arte e politica.

Rispetto al Village classico, a Soho, Noho, Nolita… il LES ha ora un aspetto più ordinario. Ma si intuisce la sua storia e la sua pacatezza racchiude tutti i suoi segreti. Non è un quartiere sfacciato, come i suoi vicini. Non vuole attrarre necessariamente il visitatore. In alcuni tratti, sembra quasi morto. Sembra….

Di sera, il quartiere cambia. Prende vita. Le saracinesche si alzano su un mondo di “creatività”. Locali che sembrano emeroteche. Parrucchieri che sembrano locali. Birrerie che sembrano uscite da un racconto di Andy Wharol
La trasgressione che contraddistingueva l’area è stata incanalata in un percorso di crescita che ha dato vita a un mondo notturno affascinante, dove ogni cosa sembra nascondere qualcos’altro.
Lo stesso Nuyorican Poets Cafe è un posto un po’ a sè con un suo fascino malato che entra nella pelle.

Noi abbiamo cenato da Katz’s Deli, 205 East Houston Street.
Il posto è noto perché qui hanno girato una delle scene più celebri della storia della commedia americana. Qui Sally, nel film Harry ti presento Sally con Meg Ryan e Billy Crystal, simula di fronte a un esterrefatto Harry un orgasmo in piena regola per dimostrargli quanto le donne siano brave a fingere a letto anche laddove l’uomo sia una perfetta schiappa (e la battuta che segue alla scena è storia: “prendo quello che ha preso lei!” dice una cliente del locale dopo aver assistito alla performance).
Aldilà del film, Katz’s Deli è un posto storico, trovandosi da queste parti dal 1888.
Si tratta di un enorme locale, non molto raffinato a dire il vero, ma decisamente interessante, dove per entrare si prende un numero, si fa la coda e una volta di fronte al bancone si ordina. Il piatto forte della casa sono i pastrami sandwich, (si dice che siano i migliori della città) che la dicono lunga sulla tradizione ebraica del posto (e del quartiere), divenuto poi terra di ispanici e ora zona Wasp. Ma di Wasp low profile.

2 thoughts on “33 – Lato basso a Est

  1. Fantastico articolo… come sempre!
    E’ bello vedere New York attraverso i tuoi occhi si scopre sempre qualcosa di nuovo, nuove angolature e sfumature

    Mi piace

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