25 – Nel mondo delle cose

La parola design è affascinante. Disegno, designo, di-segno. Ha tantissimi significati. Coinvolge tutti, indipendentemente dal ceto sociale, dalla dichiarazione dei redditi, dal livello culturale. Si infiltra, come l’acqua tra le rocce, nella vita quotidiana e la plasma.
A differenze dell’Arte, quella con la A maiuscola dei pittori e degli scultori, il design appartiene a tutti.
Nella maggior parte dei casi, pochi ricordano il nome dell’artista. Tutti (o quasi) conoscono l’oggetto che ha prodotto, ne sono venuti a contatto, lo hanno utilizzato.
Il design è popolare. É POPART vera e pura. Arte del popolo, indipendentemente dal conto corrente in banca e dalla voglia (e le possibilità) o meno di frequentare musei e spazi espositivi. Basta entrare in un centro commerciale, in un supermercato, nei grandi magazzini. Basta trascorrere un pomeriggio all’IKEA. E un pomeriggio all’IKEA, almeno una volta nella vita, lo hanno trascorso tutti.

Il design danese è noto nel mondo. La Danimarca è patria di designer (Arne Jacobsen, il più noto, Børge Mogensen, Hans J. Wegner, Verner Panton) e vive immersa nel design.

A Copenaghen, per lo meno la Copenaghen del centro che ho visto io, non c’è locale, ristorante, negozio, spazio pubblico… che non presenti al suo interno almeno un oggetto di design. Che si tratti di lampade, lampadari, sedie, poltrone, forchette, coltelli, porte, finestre… Copenaghen respira design.
Non si tratta di oggetti esibiti, imposti, sbandierati. Sono piccoli (o grandi) dettagli silenziosi che se ne stanno lì fin che l’occhio non li raggiunge e il cervello, sorridendo, eslama: Ah ecco!!!

Il design danese per me è la sedia di Jacobsen. Non quella sedia lì. Ma quelle forme, quelle rotondità, quel modo di essere un po’ “vecchio”.  Ha un sapore antico di Anni Cinquanta. Di primi passi. Di primo approccio. É sobrio senza essere noioso. É tutto d’un pezzo. Senza grilli per la tesa.
Il Danish Design CenterAndersens Boulevard 27 – (nulla di speciale, a essere proprio sinceri, se confrontato anche solo con le sale dedicate al design del MOMA di New York) non riesce neppure lontanamente a raccontare il rapporto che Copenaghen ha con il design.
Non ci riesce attraverso le opere esposte (poche per la verità). Non ci riesce con lo store (poco fornito). Non ci riesce con il Caffè (anche se ben concepito).
Probabilmente, per comprendere il design danese vale di più una visita da Illums Bolighus o una passeggiata in centro (sbirciando attraverso ogni vetrina, finestra, riflesso) che cento visite museali.

E questo perché, appunto, il design non può essere chiuso in un museo. Non ci sta.

2 thoughts on “25 – Nel mondo delle cose

  1. Ale, mi piace un casino il tuo blog. Complimenti.Sia perchè secondo me scrivi bene, sia perchè ci sono tanti spunti spunti e non sei mai banale. Sia che tu scriva di food o di design o di altro.
    Calbons

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    • Beh. Grazie Paolo. Certo, firmandoti Calbons… potrebbe trattarsi di calbonata…. (ovviamente scherzo).
      Cmq più che altro, la cosa davvero bella, è che finalmente posso scrivere solo di quello che interessa a me e piace a me. Senza dover dar conto a nessuno
      Grazie ancora
      A.

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