22 – Il Tivoli è chiuso!

Il Tivoli è chiuso! Lo stanno allestendo per Natale (ma…!!!!) e riaprirà il 20 novembre con una grande cerimonia di inaugurazione.
A parte che questo mi fa pensare a quanto debba essere sorprendente Copenaghen nel periodo natalizio, il problema è che bisogna trovare una soluzione per la serata.
Passeggiamo lungo Kompagnistræde che poi diventa Læderstræde nel quartiere di Strøget cercando una soluzione. La via, pedonale, è un susseguirsi di negozi, botteghe di artigiani, bar, ristoranti, locali… Solite biciclette. Solite finestre bianche a griglia. Mi piace tanto e mi fermo a fotografare tutto.
… gli artigiani al lavoro…

… le normali attività dei bar e dei locali…



… le vetrine…

Decidiamo di fermarci qui per mangiare. Entriamo in un locale – RizRaz – ordino lax – salmone – alla griglia con burro aromatizzato all’aneto e verdure e trascorriamo chiacchierando parte della serata. Il locale è piuttosto pieno. Ci sono molti gruppi locali, soprattutto ragazzi, e qualche turista. Il buffet, 100Kr, totalmente vegetariano, è buono e abbondante e i prezzi dei singoli piatti sono accettabili. Le birre, tutte danesi, sono eccezionali.

Quando usciamo sono solo le otto. A Copenaghen il tempo è sottoposto a strani fenomeni elastici. Le giornate hanno un ritmo normale fino a quando c’è luce. Ma non appena scende la sera (verso le 4.30) e chiudono i negozi (alle 5.00) le ore subiscono un processo di accelerazione che le fa precipitare verso la fine e le 7 di sera possono sembrare le 2 di notte.
Rimane il problema di come trascorrere la serata.

Optiamo per il Ruby.
Il Ruby non è facile trovarlo. Al numero 10 di Nybrogade, infatti, corrisponde l’ambasciata della Georgia. Bisogna, quindi, entrare nel portone e scorgere la targa sulla porta bianca a destra dopo le scale.
Il Ruby è esattamente il tipo di locale che vorrei ci fosse a Milano e mi ricorda tanto il Pipa Club di Barcellona (sempre che esista ancora). Il piano principale si compone di due stanze, parquet grezzo e tappeti persiani. La prima, dove c’è il bancone, si affaccia sulla strada, non ci sono tavolini, ma solo sgabelli ai davanzali delle tre finestrone e al banco che brilla di una luce gialla, molto calda.
La seconda stanza, dove ci fermiamo, si compone di un grande salotto con tavolino nel mezzo, poltrone, tutte Chesterfield, sparse a coppie di due nello spazio restante e, in fondo, un altro divano enorme con pouf vintage. Antichi quadri alle pareti, enormi tappeti, una cappelliera in legno, un angolo con libri e riviste e lampadari di design completano l’ambiente.
I mobili sembrano essere scelti a caso, ma l’effetto d’insieme è sorprendente. Stili ed epoche diverse convivono conferendo al locale un aspetto vissuto, caldo, accogliente e intimo. Potrei fermarmi per giorni, sprofondata nella poltrona, sorseggiando cocktail (per la preparazione di ogni singolo cocktail occorrono, circa, venti minuti. Il risultato sono bevande perfettamente equilibrate, buonissime!) e ascoltando le conversazioni degli altri.
La clientela sembra essere composta principalmente da stranieri residenti a Copenaghen. Ci sono tantissimi inglesi e parecchi italiani accompagnati da ragazzi o ragazze danesi.




Quando usciamo è mezzanotte. Quasi il giorno dopo. I locali sono pieni. Le strade deserte. Ha smesso di piovere. In giro non c’è nessuno. Non è difficile capire perché questa sia la città più vivibile del mondo.

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