19 – Chelsea Girl

La mia storia d’amore con il Chelsea Hotel iniziò in un freddo venerdì di novembre del 2007 nella sala buia di un cinema milanese. Sullo schermo, Sienna Miller interpretava il ruolo di Edie Sedgwick nel film Factory Girl (film, tutto sommato, piuttosto banale sulla vita della ricca ereditiera americana divenuta pupilla di Andy Wharol negli anni della prima Factory, forse amante di Bob Dylan – ma la storia non è mai stata confermata dal diretto interessato – morta di overdose a soli 27 anni dopo una vita breve e, tutto sommato, triste).
Sebbene, appunto, il film fosse mediocre, per qualche arcano motivo, toccò profondamente le mie corde più sensibili e per tutto l’inverno vissi in una specie di dimensione sospesa che mi portò a guardare tutti i filmati dell’epoca, a leggere tutti i libri di e su Andy Wharol (tra cui POP, Edizioni Meridiano Zero, 2004, che racconta la filosofia wharoliana condita, però, con aneddoti, storie, immagini… della New York tra gli Anni Sessanta e gli Anni Ottanta), ad approfondire tutti i percorsi che, in qualche modo, mi riportassero a Edie.
Edie che, a pensarci ora, non fu altro che una Paris Hilton ante-litteram che ebbe la fortuna di vivere a New York nel periodo di suo massimo splendore artistico.

All’epoca del film (era appunto novembre del 2007) a NYC ero già stata una volta. La città mi aveva “colpito” ma non ancora affondato. D’altra parte, durante quei primi 10 giorni (in totale, nell’arco degli ultimi 3 anni, a NYC ho accumulato la bellezza di 31 giorni di permanenza), non avevo avuto modo di conoscerla a fondo e intere zone mi erano del tutto sconosciute.
Chelsea era una di queste.
La girai tutta, da Nord verso Sud, durante il mio secondo soggiorno. Fu quando scoprii il Chelsea Market (con tutti i suoi meravigliosi negozi), The Park (un locale immenso ed ecclettico che inseguii durante tutti i miei viaggi newyorkesi e dove riuscì a fare un brunch solo lo scorso anno, durante il mio 4° soggiorno), Balducci’s (una sorta di Peck a stelle e strisce realizzato all’interno di una banca degli inizi del secolo), le innumerevoli gallerie d’arte disseminate nelle street tra la Nona e la Decima, i design store di alta moda, i localini lungo l’Ottava, gli immensi edifici in arenaria rossa…
E naturalmente il Chelsea Hotel.

Il Chelsea Hotel è un luogo mitico. Di qui sono passati un po’ tutti. Dylan Thomas, Bob Dylan, la suddetta Edie Sedgwick, Nico dei Velvet Underground, tutta la cricca di Andy Wharol (che ambientò qui il suo Chelsea Girl), Patty Smith, Christo… Al Chelsea Hotel Sid Vicious si risvegliò una mattina completamente ricoperto di sangue, la fidanzata morta al suo fianco e un coltello con le sue impronte digitali a incastrarlo (fu, infatti, arrestato per l’omicidio e uscì quasi subito su cauzione pagata dalla EMI).
A differenza dello Chateau Marmont di Los Angeles, il Chelsea Hotel ha un aspetto decadente. Nonostante le opere d’arte nella lobby (l’unica parte a cui sono riuscita ad accedere) e quell’aria un po’ decò, le sue mura, le sue poltrone, sanno di vecchio. Non è un posto “fintamente” trasandato.
É un luogo dove artisti più o meno maledetti, si piazzavano per mesi e anni senza sganciare un soldo, limitandosi a pagare con la loro arte le ingenti spese… E questo quando andava bene.

Il Chelsea Hotel, la notizia è di ieri, è in vendità. I costi di mantenimento insostenibili, il fatto che l’artista bohemienne non sia più di moda (o, comunque, non sia di moda a Chelsea, uno dei quartieri più trendy della New York di oggi), la consapevolezza che mito e storia non pagano tasse e bollette, ha portato la proprietà (una finanziaria?) a optare per questa scelta.
La Mela perde uno dei suoi semini. Sicuramente, l’edificio sarà riqualificato come solo gli americani (e i newyorkesi in particolare) sanno fare. Magari si trasformerà in un museo dell'”arte collaterale”. Oppure in un grandissimo negozio vintage in cui sarà possbilie acquistare, semplicemente partecipando a un’asta, cimeli dei tempi che furono. Magari verranno messi in vendita il letto su cui Dylan dormì, gli asciugamani che utilizzò Sid Vicious per ripulirsi dal sangue, le lenzuola in cui si avvolse Patty Smith.
Ho una fiducia infinita nella capacità di New York di reinventare se stessa.
Il fatto, però, che il Chelsea Hotel non sarà più un hotel, quell’hotel… beh, insomma.
É il mio inverno 2007-2008 che se ne va via. E diventa definitivamente passato.

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