18 – Halloween (versione messicana)


Lui l’ho comprato a Todos Santos (Baja California, MEX) quest’estate. L’ho scelto tra le centinaia presenti. Di grande, piccola e media taglia (lui è un peso piuma). Mi piaceva che fosse un caballero, mi piaceva il suo look, il portamento fiero, il viso leggermente rivolto verso l’alto, in atteggiamento sprezzante. Novello Napoleone, versione messicana, con qualche chilo di meno.
Lui fa parte della tradizione messicana come i pupi di quella siciliana, i manga di quella giapponese, Mickey Mouse di quella americana.

Se Halloween, infatti, così come la conosciamo, con le zucche, trick or treat, Jack O’ Lantern…, è una festa yenkee (importata dalla Vecchia Europa nel XIX secolo grazie agli irlandesi che si portarono dietro le loro credenze legate al calendario celtico e ad antichi riti pagani), el Dia de los Muertos (2 novembre) rappresenta per i Messicani un momento di catarsi collettiva, celebrato in tutto il Paese, per scongiurare, con quel loro modo ironico e dissacrante, la (paura della) Morte.

La Calavera (di cui la Calavera de la Catrina, dipinta anche da Diego Rivera, è la rappresentante più famosa) è un’icona nazionale, presente ovunque nel Paese, divenuta, ormai, un’immagine pop degna di Andy Wharol (pare, non ci sono stata, ma così mi hanno raccontato quest’estate, che nei giorni che precedono il Giorno dei Morti le pasticcerie si riempiano di dolcetti zuccherosi e ipercalorici a forma di teschio mangiando i quali i fidanzati si giurano amore eterno).

Murales (dettaglio) Todos Santos, Baja California Sur


Calaveras a Todos Santos, Baja California Sur

Mentre Halloween versione U.S. mi affascina per il suo aspetto anglosassone e l’odore di foglie rosse sui vialetti che racconta l’autunno meglio di qualsiasi fungo e castagna nostrani, trovo che l'”Halloween” chiassoso, un po’ tamarro, decisamente multicolor messicano abbia di unico quell’aspetto sprezzante, ironico, dissacrante che solo qualcosa di ancestralmente radicato può avere.
Adoro quegli scheletri vestiti con abiti comuni, portati nella normalità di tutti i giorni, nella sua quotidiana banalità (l’esatto opposto di quello che succede negli Stati Uniti, dove sono gli esseri umani a essere catapultati per una notte nell’assurdità del mondo ultraterreno in tutte le sue accezioni).
Scheletri bambini che giocano, scheletri donne dedite alle loro faccende, scheletri uomini nei look più disparati. Persino scheletri animali domestici (il gattino qui sotto l’ho comprato a Santa Fé, New Mexico, US nel 2008. Ed è meraviglioso!)

Scheletri domestici (comprato a Santa Fé, ora residente a Milano)


Santa Fé, New Mexico US - Tradizionali scheletri messicani (in the USA!)


Artigianato tradizionale messicano a Santa Fè, New Mexico US

Per lavoro, ho dovuto scrivere delle filastrocche sul tema Halloween da pubblicare in uno speciale dedicato. Aldilà del risultato ottenuto (non sono “poetessa” ed era la mia prima esperienza con testi dedicati ai bambini), il mondo che, alla fine, ne è emerso (in modo assolutamente inconscio) è stato quello delle Calaveras messicane, in cui la Morte (e ciò che fa paura) sono raccontati in modo grottesco, nella più totale e assoluta banalità del vivere….

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